La Malattia di Parkinson è la seconda malattia neurodegenerativa (morte di cellule nervose) più frequente dopo l’Alzheimer, con prevalenza di circa 1% nella popolazione sopra i 60 anni.
È una malattia ad evoluzione lenta ma progressiva, che coinvolge, principalmente, alcune funzioni quali il controllo dei movimenti e dell’equilibrio. La malattia fa parte di un gruppo di patologie definite “Disordini del Movimento” e tra queste è la più frequente. Causa anche disturbi psichiatrici, cognitivi, gastrointestinali, urinari e vegetativi. Una malattia complessa che presenta quadri clinici diversi da una persona all’altra.
La Malattia di Parkinson è una sindrome caratterizzata da rigidità muscolare che si manifesta con resistenza ai movimenti passivi, tremore che insorge durante lo stato di riposo e può aumentare in caso di stato di ansia e bradicinesia (lentezza nel movimento) che provoca difficoltà a iniziare e terminare i movimenti fini, utilizzati generalmente per i lavori manuali.
In alcune casi, questa malattia di origine multifattoriale, colpisce anche pazienti sotto i 60 anni, soprattutto nel caso di forme genetiche (meno di 10%) e in seguito a cause specifiche (lesione cerebrali, infezioni, fattori ambientali ed altri) con quadri chiamati Parkinsoniani Secondari.
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La malattia può manifestarsi anche 10 anni prima della diagnosi con:
In questa fase, è possibile che si presentino anche i sintomi motori. Nel suo inizio caratteristico, i sintomi della patologia possono essere presenti in diverse combinazioni, principalmente:
Inoltre, possono presentarsi anche:
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La Malattia di Parkinson inizia quasi sempre con disturbi dello stato clinico generale. I sintomi iniziali non sono caratteristici, e si definiscono soltanto gradualmente. In questa fase, la persona di riferimento è il medico di famiglia. La diagnosi di Sindrome di Parkinson è primariamente clinica e necessita di una visita specialistica, Neurologica. Esami supplementari, quali RM encefalo, SPECT, il Dat-Scan servono a supportare la diagnosi. Ai fini della diagnosi clinica è necessario dimostrare la presenza della bradicinesia e di almeno un sintomo supplementare quale il tremore o la rigidità. La risposta alla L-dopa è un importante criterio diagnostico aggiuntivo.
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La terapia chirurgica è una delle opzioni terapeutiche in casi selezionati di Malattia di Parkinson. L’intervento neurochirurgico di stimolazione cerebrale profonda (DBS – Deep Brain Stimulation) è il più comunemente utilizzato, e consiste nella modulazione, attraverso l’impianto di microelettrodi in nuclei profondi del cervello, delle complesse vie nervose implicate nel controllo del movimento. Si tratta di un intervento poco invasivo e la stimolazione può essere modificata nel tempo in base alle esigenze cliniche. Si riesce ad annullare o per lo meno a limitare le fluttuazioni motorie tipiche della Malattia di Parkinson consentendo di ridurre la terapia farmacologica e quindi gli effetti collaterali ad essa connessi. Anche in questo caso l’obiettivo principale dell’intervento è quello di ridare autonomia al paziente che è condizionato dalla malattia nel suo vivere quotidiano.
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